Tracey Emin, la sua arte è stata nel suo letto
Un’artista di fama planetaria, all’apice del successo, il cui nome è diventato di dominio pubblico. Eppure appare snervante, straziante, irritante. Goffa nelle sue paure e così decisa a fotterle tutte, e non solo quelle…
Per la sua prima mostra personale in Italia “ I will wait for you in heaven” Tracey Emin ha presentato in galleria disegni, dipinti, sculture, il cui comune paradigma identitario è il vissuto personale dell’artista. La mostra è una sorta di ascesa dagli inferi al paradiso: dalle immagini più crude dei disegni e applique su tessuto della fine degli anni ’90, con riferimenti espliciti allo stupro subito all’età di tredici anni ( Weird sex, ricamo con fili colorati su tessuto rosa, 2002) la rappresentazione a volte violenta dell’emotività lacerata dell’artista, delle sue ossessioni sessuali, si arriva alle opere più recenti, che lasciano intuire un desiderio di purificazione, un tentativo di innalzamento, quasi una disperata invocazione di salvezza. Cuce, disegna, fa borse e magliette, applicazioni , installazioni, apre negozi, mostre fotografiche ma quello che più colpisce è la sua profonda autoanalisi che si palesa in ogni sua esperienza artistica. Rivela una contraddizione costante, che caratterizza la sua vita ma anche il suo lavoro, probabilmente dovuta al fatto che in lei convivono, ambiguamente, un lato sicuro di sé, volitivo, e un lato più fragile, vulnerabile.

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L’espressione della sua arte che siano gli aspri messaggi e i motti intransigenti o la poesia degli arazzi e delle trapunte ornate da delicate applicazioni e da ricami, o i patchworks, è lo specchio di una vita che è essa stessa un patchwork. Controversa, complessa, di sinistra, reazionaria, sicura, incerta, amorale, moralista; ovunque è presente un elemento apparentemente contraddittorio. Al variare del mezzo impiegato, sia esso performance, matita, neon, vernice, fotografia o film, il messaggio rimane il medesimo. La capacità di Tracey Emin di denudarsi nel cuore e nell’anima è l’essenza della sua arte. Si potrebbe dire che, nel panorama ferocemente concorrenziale dell’arte contemporanea, la sua opera è assolutamente unica nel suo genere, non prodotta in serie. Anche lo stile è unico e forte, tutt’altro che prevedibile, artefatto o esagerato: una combinazione spontanea di ciò che le piace, la creazione di una moda tutta sua. Tracey fa stile, tendenza, ricerca con ogni aspetto della sua individualità, come la sua esteriorità. Portava i jeans infilati nei pantaloni da cowboy molto prima che questo diventasse un trend, e che Kate Moss si appropriasse della creazione. Valentino le ha chiesto di fotografarla per “ V Magazine” e l’ha eletta la donna più elegante di Londra. Vivienne Westwood, di cui l’artista è devota ammiratrice, la considera una musa.

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Non ha paura di morire, forse perché già morta una volta, a tredici anni…” la vita è fatta di avvenimenti molto semplici e veloci, che possono trasformarsi in catastrofi che durano per sempre. Tutti si innamorano, tutti si sentono soli, hanno paura, scopano e muoiono. Facciamo tutti le stesse cose e le conosciamo bene ormai, eppure nessuno ne parla. E’ come se ci fosse una patina di educazione che ricopre ogni cosa, anche l’arte.” Non ha paura di essere quello che è, così artisticamente complessa, e se le chiedi perché insegue l’arte, ti risponde “ ho una specie di sogno ricorrente, molto realistico, in cui una persona mi si avvicina, mi tocca o mi accoltella a morte. Tutte le volte che faccio quel sogno un brivido di paura e di piacere genera la mia arte.”