Il danzatore e coreografo francese Maurice Béjart è morto a Losanna. La notizia è stata data dal Béjart Ballet di Losanna che l'artista dirigeva da 20 anni. Béjart, che aveva 80 anni, era ricoverato per problemi renali e cardiaci; è deceduto nella notte fra mercoledì e giovedì. Nonostante le cattive condizioni di salute, continuava a seguire l'allestimento della sua creazione, "Il giro del mondo in 80 giorni".
Figlio del filosofo Gaston Berger, aveva esordito come ballerino nel 1946, all'età di 14 anni, dopo essersi formato artisticamente a Marsiglia e a Parigi.
Dotato di un'inventiva artistica senza riposo, autore di una sterminata produzione (oltre 250 titoli), Béjart fu continuamente alla ricerca di formule nuove, che ne hanno fatto uno dei più grandi coreografi dei nostri giorni.
Bejart, amava l'Italia e Pasolini
La pittura di Leonardo, i panorami, Petrarca, Berio e Fellini. Ma soprattutto Pier Paolo Pasolini con il quale diceva di sentirsi in ''totale fraternità'' soprattutto per l'anticlericalismo. Dell'Italia Bejart amava questo e molto altro, stringendo con il nostro paese diversi e profondi rapporti. Volentieri accettava di portarci i suoi spettacoli, in particolare nei giardini di Villa Medici, a Roma.
Amava leggere Petrarca, ascoltare Berio e seguire la produzione di Fellini, in memoria del quale, ad un anno dalla morte, era venuto a Rimini nell'estate '94 per partecipare ad una serata-omaggio con tanti amici artisti, creando per l'occasione una coreografia su alcuni temi cari al regista: il circo e il mare.
Bejart era stato anche fraterno amico dello stilista Gianni Versace con cui avevano lavorato a contatto di gomito sin dall'84 per realizzare i costumi di "Dionysos", "Malraux o la metamorfosi degli dei", "Leda e il cigno", "La morte di un musicista" e poi di "Souvenir de Leningrad".
Diceva: "Detesto i tutù e il balletto"
Mito della danza contemporanea, Maurice Bejart aveva festeggiato nel 2004 i 50 anni di carriera al Teatro Olimpico di Roma. Di sè stesso andava dicendo: "'Detesto il balletto, gli orrendi tutù e la volgarità dei fondali di cartapesta. Non sono un coreografo, ma un uomo di spettacolo totale: amo scegliere i gesti e le parole, curare le scene, le musiche, gli effetti speciali e ogni dettaglio, attingendo a qualsiasi forma d'arte''.
Tra gli anni Sessanta e Settanta diventò il profeta e il testimone dei fermenti in atto scegliendo sempre, come diceva,''ciò che sta per nascere e che ha dentro di sè l'avvenire''.
Alcune sue coreografie fecero scalpore come quella della "Sagra della primavera" su musica di Igor Stravinsky o quella celeberrima sulla musica del "Bolero" di Ravel: spettacoli in cui gesti nuovi facevano della danza una creazione fisica e sensuale.
Secondo quanto riferito dalla Fondazione Bejart di Losanna, il coreografo poco prima di morire era stato impegnato nell'allestimento della nuova creazione, "Il giro del mondo in 80 giorni", che debutterà nel teatro della città elvetica nel prosssimo mese di dicembre.