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| David
Lachapelle, genio creativo del fotosurrealismo
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Prince
Tratto da un articolo su Vogue
di Paola Maugeri
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sono due cose che Prince sa fare meglio di chiunque altro: scrivere
canzoni e far sentire il groove. Songraft & groove. Groove
è una di quelle parole intraducibili ma esenziali. Se
nel rock la parola intraducibile è attitude, nel funk
è groove. Per capire che cosa è basta ascoltare
le leggende della black music come Marvin Gaye, James Brown,
Sly Stone, Kool&The Gang, Earth, Wind&Fire e , naturalmente,
Prince. Perché Prince, il genio di Minneapolis, è
l’ultimo depositario del groove e l’ultimo grande interprete
della black music. Così pieno di talento da venirne a
volte travolto, così preso dalla febbre della creatività
da aver riempito due decenni di canzoni, così esplosivo
da aver fatto ballare tutti con la sua perfetta alchimia di
dance , music, sex & romance. Prince ha insegnato il groove
ad una intera generazione. Nato nel 1958, anno di grazia del
pop in cui sono nati Michael Jackson e Madonnna, Prince è
stato insieme a loro il dominatore degli anni 80. |
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| Nella
conquista del mercato mentre Madonna e Michael si spartivano
il pop lui ha deciso di conquistare il terreno più difficile:
il funk e ne ha fatto il suo regno. Prince ha saputo prendere
il meglio della tradizione musicale nera riuscendola ad adattare
all’era del pop e all’ossessione per l’immagine tipica del decennio.
In lui si sono incontrati Jimi Hendrix e Sly Stone, il rosso
del funk e il nero del rock, l’oro sfavillante del glam e il
blu profondo del soul, la spiritualità e il sesso. I
suoi videoclip, le sue donne, i suoi album capolavoro “Black
album”, “ Purple Rain”, “ Alphabet Street”, “Lovesexy” e i suoi
travolgenti tour sono stati la cosa migliore del decennio di
plastica.
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Poi
negli anni 90 Prince è sparito, prima nella sigla Tafkap,
poi in un segno grafico( una sorta di unione tra il simbolo
dell’uomo, della donna , della chitarra) infine dietro la scritta
slave che si disegnava in faccia in segno di lotta contro il
sistema discografico. Non sopporta che qualcuno possa controllare
il suo talento, non accetta vincoli o contratti, seppur miliardari,
che possano imbrigliare la sua creatività. E allora prima
di Napster, del download, prima dell’esplosione delle autoproduzioni,
il genio diventato schiavo si è ribellato alle major.
Alla fine della battaglia Prince è libero e ha il potere
di fare ciò che vuole. Ma da un grande potere nasce una
grande responsabilità e Prince ad un certo punto ha perso
di vista il centro della sua musica , quell’intracciabile ed
essenziale groove, e si è perso. Perso nell’odissea musicale
dell’album triplo “Emancipation” o del quadruplo “ Crystal Ball”,
perso nelle stranezze musicali di “N.E.W.S” infine perso nel
delirio religioso di “ The Rainbow Children”. |
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a
Prince non è un artista qualunque e mentre tutti parlavano
di lui solo perché era stato visto in giro per Minneapolis
a fare proselitismo porta a porta per i Testimoni di Geova ,
lui è tornato. E con lui è tornato il groove.
Il primo assaggio lo ha dato in mondovisione , durante l’esibizione
ai Grammy Awards, suonando un assolo divino e devastante nella
cover di “ While my guitar gently weeps” dei Beatles cantata
in coppia con Beyoncè. Poi è arrivato il nuovo
album “Musicology” una raccolta di pezzi soul e funk che sembra
un compendio di storia della musica black scritto a uso delle
nuove generazioni che lo vedono come un modello un album meravigliosamente
classico, pieno di citazioni, che suona proprio come un album
di Prince.
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| Songrcaft
e groove. Questo è quello che sa fare Prince. I suoi concerti
sono meravigliosi il palco è in mezzo alla folla, Prince
e la sua band sono fantastici e il pubblico non riesce a stare
fermo. Secondo Prince suonare dal vivo è come fare sesso,
e ogni concerto è unico, lungo, indimenticabile, amplesso.
Ecco questo è l’intraducibile groove. |
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