Superati
i complessi, il senso di inadeguatezza coltivato nell’adolescenza,
all’ombra di ricordi epici e irripetibili del “principe azzurro”
, protagonista delle sedicenni sperimentali che rappresentano
lo spartiacque delle scelte dei sedicenni sperimentali, sopravvissuta
all’edonismo degli anni 90, a Mazinga, allo yuppismo, attraversata
da “ guerre sante” nel decennio successivo, eccomi pronta alla
sintesi e ai necessari aggiustamenti di rotta, fino alla definizione
nuova dei miei valori. In nome di una spontaneità ormai
allergica, mi sono trascinata, nel tempo, ai margini della dissociazione.
Il disagio, il peccato, la dissidenza si sono trasformati in
una forma contraddittoria di compiacimento. Una sorta di elogio
della sciatteria maschile contaminava tutti i territori. L’estetica,
l’arredamento, il linguaggio, il pensiero. Un malinteso senso
della trasgressione parodiva sé stesso diventando conformismo
chiassoso. Dall’altra parte la razionalità degli uomini
intelligenti che ho conosciuto immaginava di fornire una spiegazione
a qualsiasi domanda, dipingendo l’esistenza come un grande mosaico
formato da asettici dati che dovevano corrispondere a parametri
e codici. Poi lentamente ma inesorabilmente si sono aperti all’orizzonte
sottili spiragli dai quali filtra una luce che arriva da lontano.
Una luce che scalda e illumina più dei pixel.
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Non
riguarda né l’esoterismo né la spiritualità,
deriva da una capacità di ascolto, di concentrazione,
che il frastuono imperante aveva fatto dimenticare. Ma in un
mondo sensibile solo ai sensazionalisti, l’unica illusione di
libertà sembra essere la scelta del genere di sensazioni
da cui lasciarsi attrarre. E, come in un moto di difesa, in
un gesto che ha la forza della reazione, l’uomo cerca di riprendere
la storia nelle sue mani. Non la Storia, che sembra destinata
a ignorare le persone, trascinando e sradicando tutto ciò
che incontra, come accade in una inondazione, ma quei segmenti
di vissuto che sono poi le esistenze quotidiane di ognuno. E’
un tentativo di arginare il cinismo, di contrastare la tracimazione,
di andare controcorrente ignorando la cementificazione del panorama
che ci circonda. Si arriva ad un punto dove si riesce anche
a rivalutare la fiaba, quel genere di letteratura popolare che
perfino Einstein, del resto inventore della Teoria della Relatività,
teneva in gran conto. Ho tutti gli elementi necessari a esorcizzare
le paure, a purificare l’anima, a infangarla quando voglio,
a spianare gli orizzonti attraverso cui si ha un inizio ed una
fine, talvolta anche lieto. Fermo il tempo, lo qualifico ad
un itinerario astratto ma compiuto, che mi fa elevare, perché
si fonde con la fantasia. La nobiltà d’animo talvolta
può sovrastare tutto. Non sono una puttana redenta, quando
sono puttana so di esserlo. Non rinnego la tentazione, l’ostentazione,
la superficialità, l’essermene fregata dell’effetto devastante
che poteva avere sugli altri uomini il mio essere un’altra donna.
Sarò sempre ladra di ciò che non è mio,
come uno scatto di fotografia, per difendere lo scatto di immortalità
che farò alla mia anima prima di morire o al suo, o mio,
insindacabile giudizio. Sono arrivata ad un punto di partenza.
Senza fine. Né traguardi da tagliare. Sono una donna
che ha sul culo la scritta “seguimi”, anche tra i meandri di
una femminilità che talvolta può essere solo scopata
altre volte solo amata. |