Avevo maledetto il Galateo, codice che mortifica la poesia.
Pensavo alla bellezza, al gioco che fa l’uomo esaltato nel sedurmi.
Ci ho pensato la sera, al bar, sopra l’occhio scuro di una tazzina di caffè.
Perdo un riferimento, la mia bussola, mi adeguo al mio passo di donna.
Alla fine è mattina presto, quando parto.
Decido di non far nulla.
Voglio che sia il sogno a presentarmi a me, più che il contrario.
Guenda