Lui è un uomo!

 

Lui è un uomo! Non ha niente a che vedere con quella massa di stronzi che credono di esserlo per le loro individualità professionali, le loro possibilità economiche, le loro prestazioni sessuali. Sicuramente non ha una “fuori serie” sotto il culo, non passe le giornate a scaricare filmini porno da Internet, né si vanta con gli amici di quante “tipe” si è fatto la sera prima. Lui non è uomo per quelle signorine che provano orgasmi multipli a leggere sul mensile “quattroruote” quanti cavalli ha la macchina del fidanzato, né per le altre che trovano divertente anelare pieghe dal parrucchiere come le curve per Valentino Rossi e che portano all’altare il miglior partito…se di calcio anche meglio.
Lui è un uomo, e a differenza di tanti altri uomini non è mediocre. Se entrasse in uno dei nostri locali “giusti” del momento con andatura goffa, con calzini bianchi e scarpe scamosciate con le nappe ai piedi, un jeans che non si leva da sette giorni, molte di noi lo riterrebbero se non altro un gran “sfigato”. Altro che sfigato, questo ha le palle che gli fumano, ed il coraggio nel gestire questa sproposita personalità è generato da un amore infinito, quello per la sua famiglia. Non sono diventata buona, rimango la stronza di sempre!Continuo ad imbottirmi di Martini bianco, a sgusciare tra una sigaretta e l’altra, ed a fottermene del giudizio del prossimo. Ma quando leggo queste cose la testa mi và a quella moltitudine di babbei con il bel faccino ed il pisellino ritto che narrano le loro imprese mitologiche ai tavoli delle discoteche, e poi hanno paura ad attraversare la strada, dormono con la luce accesa sul comodino, e si nascondono dietro l’ombra del padre. Figuriamoci a salvargli la vita… Tra loro e Lui ci passa molto di più che un solo soffio di vento…
Lui è un uomo!

Dal giornale La Nazione di mercoledì 20 ottobre 2004.
PALERMO- La decisione, Salvo l’ha presa a Natale dello scorso anno: “ Papà mi chiamò sotto casa perché lo aiutassi- racconta- non riusciva neppure a chiudere la portiera della auto…” E’ stato allora che il ragazzo, appena diciassettenne, si disse che doveva fare qualcosa per il babbo malato. E l’unico aiuto possibile era donargli il fegato. Ma per la legge italiana un ragazzino non può donare organi, quando è in vita e Salvatore Imperiale- mai nome fu più azzeccato- ha dovuto aspettare i diciotto anni. Li ha compiuti a marzo. Per il più bel regalo di compleanno ha dovuto attendere qualche mese, fino a settembre, quando i medici dell’Ismett, il centro trapianti di Palermo, gli hanno detto che il padre Andrea, malato terminale di cirrosi epatica, era guarito. Fuori pericolo, grazie a lui. Il 28 settembre Salvo ha regalato al papà tre quarti del suo fegato. Gli ha donato la vita, l’ha salvato. Ora che stanno bene entrambi spera di fare lo stesso con la madre, malata di leucemia: “ se tra le nove sorelle non trova una donatrice compatibile il midollo spinale sono pronto a darglielo io” Salvo sognava da anni di aiutare i genitori. “ L’alternativa era andare in Francia dove anche i minorenni possono diventare donatori- spiega- ma ci volevano i soldi e noi non ne avevamo” Negli ultimi tempi, il padre Andrea, 49 anni, fabbro non lavorava. La malattia lo aveva completamente debilitato, spesso entrava in coma vigile. “ Era in uno stato pietoso- dice Salvo- irriconoscibile, fiacco. Certi giorni non riusciva ad alzarsi dal letto, a volte perdeva la memoria”. Così a mantenere la famiglia- una moglie e due figli- ci ha pensato Salvo che a 14 anni ha lasciato la scuola. Il ragazzo si confida con un amico di famiglia , gli racconta il suo progetto di donare il fegato al papà e insieme contattano l’Ismett. Inizia la trafila degli esami, e salvo non racconta ancora nulla alla famiglia. Andrea Imperiale, il padre, è in lista per un trapianto da anni. Una volta andò molto vicino all’intervento ma poi il fegato venne dato ad un ragazzino in pericolo di vita. La madre scopre per caso il progetto del figlio: i medici dell’Ismett, non riuscendo a parlare con lui al telefono, chiamano la donna e le raccontano tutto. “ Quando sono tornato a casa l’ho vista piangere- racconta il ragazzo- lei e mio padre erano terrorizzati, ma alla fine sono riuscito a convincerli che era la cosa giusta da fare. Il 27 settembre entrano in ospedale “ la sera prima racconta sono andato a salutare papà. L’ho baciato. Piangeva. Aveva paura per me. Gli ho detto di stare tranquillo. Lo sentivo che da quello ospedale saremmo andati via insieme.” Dopo dieci ore di intervento, la prima cosa che salvo chiede al risveglio è di vedere il padre. “ Temevo che non ce la avesse fatta” Il giorno dopo Salvo, con le sue gambe, va ad abbracciarlo. Ora sono tutti e due in convalescenza. Il decorso post operatorio è ottimo per entrambi.