from Juppiter !

Io sto qua, a guardare le ginestre che crescono tra pozzanghere profonde.
La fantasia riesce a riempire un pulmino vuoto con milioni di girasole in erba.
Si parte, sul rosa di mura in città.
Sulle tegole dove brucia il sole.
Centrati nell’arcobaleno, in un arcobaleno, in un nido di rondine.
Se guardi giù, c’è il campo sportivo dove crescevano amici quei due sei anni.
E’ stato il temporale ad allontanare le nuvole, quando se ne và.
Non avevo mai visto l’arcobaleno, né un lampione accendersi in pieno giorno, inutilmente.
C’è un sasso, un sorriso sulla fronte.
Maledetta fantasia.
Faticano le note, quando cadono le foglie. Respirano, se c’è il sole. Ma sono solo note. Io sto qua. Oggi, perché oggi.
La solitudine, la solitudine, che se ne và.
Chi vedo dalla finestra non sono io. E’ la mia città.
Dopo il finale ci rimangono solo i titoli di coda, per chi vuole vederli.
Una finestra altissima, provo a gettare la scala o le coperte per strada. Salirà il bacio non dato. L’ordine dopo il disordine, il caso dopo l’utopia.
Prendo la matita sul muro di cucina , quella nuova. A te Guendalina, l’ultima parola.
Con il sole del mio sangue, non è rosa. Né rose. Senza senso. Né sesso.
Sul letto di fiumi che parlano ancora al poeta che scrive per te.
Versava il muro.
Non è rosa il mio sangue è rosso. Guendalina, scritto su un muro, di rosso, rosso sangue.
Rosa, rosso sangue.