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Grazie
Papa. Grazie per averci capito.
Grazie per non aver tentato di cambiarci.
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Grazie
Papa. Grazie per averci capito.
Grazie per non aver tentato di cambiarci. |
Sono
le 21:37 di un sabato sera come tanti. Gli amici di sempre,
quelli delle goliardate e delle confidenze a notte tarda, si
ritrovano in uno dei ristoranti tra i tanti della nostra Versilia.
Stranamente tutti uomini. Ben vestiti. Bei ragazzi. Quei ragazzi
che senza dubbio qualche ora dopo, si sarebbero tuffati nel
“sabato sera”, nei balli di qualche discoteca agonizzante, e
che con le braccia alzata avrebbero formulato strani “richiami”
da corteggiamento. Sono giovani, come tanti. Come tante altre
volte ostentano di conoscere il vino migliore, si celebrano
nella loro amicizia con la scanzonata e solita “presa per il
culo”, c’è quello colto ed affascinante, e quello che
è sempre girato alla sua destra, c’è un tavolo
di sole donne…sono giovani, come tanti. |
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Alle 21.37 di un
sabato qualunque, si scopre che quel sabato sera era diverso
dagli altri. Squilla un cellulare… “il Papa è morto”.
“Ragazzi, il Papa è morto”. E’ uno strano silenzio
per chi ha sempre qualcosa da dire…
Ci si alza, si cerca una televisione, si chiede al ristoratore
di poter accenderla, gli altri tavoli si alzano, si alzano
tutti, quasi si spingono di fronte al televisore…. è
uno strano silenzio per chi ha sempre qualcosa da dire…
Si cercano le parole, come qualche sera prima quando ai giovani
fu rivolto un pensiero “Vi ho cercato, adesso siete voi che
venite da me e per questo vi ringrazio”, aveva detto il Papa
agonizzante. Stanno tutti zitti, il più sfacciato si
permette di allontanarsi, poi torna “alza non sento.” Si rimane
come increduli di fronte ad una cosa che già si sapeva
ma che non si pensava potesse arrivare mai. In fondo la morte
talvolta è così scontata che è come svegliarsi
la mattina, ma se domani mattina non ci si svegliasse? |
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Non
si ha ricordo per la mia generazione di un Papa che non fosse
malato. Quando lo si ascoltava, e lo si ascoltava tutti, si
faceva fatica a capire cosa dicesse, ma forse non c’era bisogno.
Non c’era bisogno perché anche nel suo addio, anche di
fronte alla televisione, sabato sera, eravamo tutti zitti, noi
e Lui.
Ed è strana cosa per chi ha sempre qualcosa da dire…
Quella mano tremolante, la testa bassa incassata nelle spalle,
la schiena ricurva, come se avesse sempre indosso la croce,
il calvario, il dolore del nostro mondo, creavano in noi spirito
di rispetto assoluto, di fiducia in quell’Uomo, che pur massacrato
da malattie tremende, continuava tutti i giorni a fare il Suo
dovere, a lottare per il Suo credo, ad essere per gli altri
quello che è più gesto essere che per se stessi.
Se l’Eroe moderno è quello che tutti i giorni compie
il suo dovere, il nostro Papa era un’eroe straordinario per
la dignità con la quale tutti i giorni compieva il Suo.
Adesso che è morto parlano tutti del rapporto che questo
“Santo Uomo” aveva con i giovani. Ma noi lo sapevamo già,
come quelle volte che lo guardavamo di fronte alla televisione,
come per chi ha avuto la fortuna di un Suo abbraccio, di una
Sua benedizione, come per quelle centinaia di migliaia di giovani
che sono orgogliosi di essere chiamati i “Papa Boys”, quelle
urla da stadio che echeggiavano “non te ne andare”. |
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Chi
si stupisce della facilità del nostro dialogo con lui
è chi pensa che dietro ogni comunicazione ci debba essere
il proprio convincimento, la propria idea, talvolta il proprio
utile. La grandezza di questo “Santo Uomo” prima che di questo
“Santo Padre” è stata la capacità, irripetibile
nella storia, di accettarci nel suo abbraccio a prescindere
dal colore dei nostri capelli, dei nostri tatuaggi, delle nostri
fedi, religioni, paure, certezze. Ci ha cercati per quello che
eravamo, per quello che siamo, senza tentare mai di “istruirci”
ad essere qualcosa di diverso da quello che siamo e continueremo
ad essere sempre.
Per amare quell’Uomo non c’è bisogno di parole, ci basta
stare in silenzio senza avere per una volta, ancora una volta,
niente da dire!. |
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