Il Times l’ha definita la «nuova Amy Winehouse ». Però la vita «maledetta» della cantante di «Rehab» non si addice ad Adele Adkins, la promessa della musica inglese. «La gente non fa che chiedermi se mi consumerò come AmyWinehouse—ha ammesso in un’intervista —. Prima di tutto, nessuno, me compresa, sa che fine farà. Ma ogni volta mi dico: "Naturalmente no". Posso vedere il suo volto triste in prima pagina, ma poi sull’iPod ascolto "Back to Black" e ricordo che ha un talento straordinario. Ma se a Amy avessero chiesto: "Finirai come Billie Holiday?", sono sicura avrebbe detto "No"».
Adele (il cognome l’ha tolto perché lo «odia») va pazza per le canzoni sentimentali. D’amore parlano i brani del suo album di debutto, «19» (come i suoi anni), del produttore Mark Ronson, lo stesso della Winehouse. Appena pubblicato in Gran Bretagna è salito al primo posto delle classifiche. In Italia uscirà il 29 febbraio. Il 7 marzo sarà in concerto a Milano. «I pezzi li firmo tutti io e raccontano di come ci si sente tra i 18 e i 19 anni. Le canzoni sono un po’ tristi, parlano di tradimenti e sconfitte sentimentali. Quando sono felice non ho tempo per scrivere. Ci riesco soltanto se sono depressa». Nel video di «Chasing Pavements», il singolo che ha trainato l’album, i protagonisti sono due amanti che hanno appena avuto un incidente. «È un inno alla fine di un amore e ai rimpianti che ti assalgono subito dopo. La canzone è autobiografica: sapevo che con un ragazzo sarebbe finita male, e infatti, la nostra relazione assomigliava a "uno schianto d’auto"». In «Daydreamer» si spinge oltre e canta del suo amore per un ragazzo bisessuale; lui dice di provare per lei gli stessi sentimenti ma fugge con un gay.
Bizzarra, ha spiegato di aver sviluppato un «metodo» per comporre senza sosta: «Mi innamoro apposta delle persone sbagliate». La sua casa discografica l’ha scoperta su MySpace. Ora Adele appartiene alla schiera di fanciulle del pop britannico, da Lily Allen a Kate Nash, alle nuovissime Amy Macdonald (il suo cd «This Is the Life » ha cacciato dal primo posto nelle classifiche «In Rainbows» dei Radiohead) e Amy Duffy, la gallese etichettata come la «rivale» di Adele. Intanto alla Adkins i critici hanno già consegnato un premio comemiglior artista esordiente al Brit Awards. Occhi smeraldo e fisico procace («Porto la 46», ha confessato senza imbarazzo lei, che vive in un Paese dove le coetanee sono ossessionate dalla taglia 36), non fa uso di droghe e vorrebbe smettere di fumare perché fa male alla gola. Adele è cresciuta con lamamma e vive ancora con lei nel quartiere londinese di Tottenham («Avrei voluto comprare un appartamento con i primi soldi guadagnati, ma li ho spesi in vestiti»). Il papà non l’ha mai conosciuto: «Non mi sono persa niente». A quattordici anni si è esibita per la prima volta davanti a un microfono e ha deciso che da grande avrebbe fatto la cantante («Mi è sempre piaciuto stare al centro dell’attenzione»). Si ispira a Etta James ed Ella Fitgerald, però non disdegna le star del pop: da piccola voleva diventare un’artista impegnata ma, di nascosto, ascoltava Céline Dion. Adesso non ha paura di confessare i suoi gustimusicali: Girls Aloud, Kylie Minogue, Spice Girls, Mika. «Certo, voglio essere credibile, però ogni tanto c’è bisogno di una bella risata».