"Carolina Kostner"

«Basta con l'immagine da ragazzina, voglio apparire come sono: una donna, ormai. Mi sono appena "ritirata" per 15 giorni in Canada proprio per concentrarmi su come mi presento». Per i Mondiali di pattinaggio artistico sul ghiaccio, che partono il 18 marzo, Carolina Kostner punta sulla femminilità. A 21 anni, alta 1 metro e 68 per 52 chili, deve affrontare minute adolescenti asiatiche, che magari fanno un giro in aria più di lei, ma che non hanno (spera) la sua bellezza ed eleganza. La scelta non è solo tattica di gara. Carolina sta crescendo e non si accontenta di essere solo la sportiva più amata dai bambini (su questo fronte stanno arrivando il fumetto Disney, Carolina Paper, e una bambola Winx, fatta a sua immagine). Nei modi la svolta sexy, che avete visto in queste foto, cerca di mantenerla anche in tuta e scarpe da ginnastica, quando la incontro a Torino. A parole sciogliersi è più dura. Voce - quella sì - da bambina, italiano con l'accento di chi parla normalmente un'altra lingua (il ladino della sua Val Gardena), combatte con una timidezza da titolo olimpico. Se una domanda le suona strana, storce le labbra da un lato all'altro con una doppia smorfia, tra l'imbarazzato e il divertito. Poi però, dopo una lunga pausa, risponde, brevissima ma senza frasi di rito. Anche in questo sta cambiando, o almeno ci prova. Del resto è una tosta: gestisce da tempo, con abilità, la sua immagine, che è perfetta per un futuro in Tv (dove ha già fatto le sue comparsate) o nella moda (che sogna: per vedere qualche sfilata, il 20 febbraio, è volata a Milano su un elicot¬tero messo a disposizione da Cavalli), e che le ha fatto collezionare ruoli da testimonial di prodot¬ti e iniziative beneficile. E con la stessa volontà di ferro che ha modellato la sua carriera, da quando a 14 anni si è trasferita in una cittadina di 10 mila abitanti, Oberstdorf in Germania, per allenarsi in un collegio dove il massimo divertimento era una televisione in comune, che veniva spenta alle dieci.


Ai Mondiali ora può bastare un podio o conta solo vincere?
«Io penso a vincere. Soprattutto, voglio eseguire alla perfezione il programma anche in gara, e non solo in allenamento».

Le asiatiche però sembrano imbattibili.
«I fenomeni non esistono. Come sbaglio io, possono farlo anche loro».

Pensa alla sua sederata all'Olimpiade di Torino?
«Sì, anche se alla fine quella caduta è stata utile. Sono tornata in ogni senso sulla terra, e ho imparato dai miei errori».

Quali?
«Quelli tecnici: ho ancora molte barriere da superare. I miei limiti, per fortuna, sono lontani».

Arriverà, come sostiene il suo allenatore Michael Huth, fino a fare il salto quadruplo?
«Ho giurato a me stessa di riuscirci, anche se stavolta siamo ai limiti di quello che il fisico di una donna può fare. Ma è proprio per sogni come questo che passo la vita a pattinare».

Per lei sarà diventato un gesto naturale come camminare.
«No, non è lo stesso. Quando passi cinque ore ad allenarti sul ghiaccio, la sera sei a pezzi, vuoi solo dormire».

Il massimo dello svago è ancora scala 40 con l'allenatore?
«No, siamo passati a Uno (un gioco con carte speciali): è divertentissimo, ci passiamo delle ore».

Non ci credo che si rilassa solo con le carte.
«Non dico questo: da due anni, cioè da quando ho lasciato il collegio, la mia vita è diversa. Mi divido tra Torino, dove studio al Dams e mi alleno, e il mio bilocale di Oberstdorf. Mi piace cucinare, invitare qualcuno a cena».

Cucina italiana?
«Sì, sempre. Il piatto che mi viene meglio sono i canederli delle mie montagne».

Ma si sente più italiana o tedesca?
«Italiana, assolutamente, e un po' ladina: i miei sogni sono in quest'ultima lingua».

Discoteca?
«Certo che ci vado, e mi scateno, mica ballo solo sui pattini».

Mai successo, che so, di ubriacarsi?
«No, o almeno non da finire in ospedale».

E nel bilocale vive da single?
«Sì: purtroppo non è facile trovare un compagno fisso. Colpa dei viaggi e degli allenamenti continui».

Dopo la storia di tre anni fa con il pattinatore svizzero Stéphane Lambiel, però, ce ne saranno state altre.
«Più o meno...».

In che senso?
«Che gli uomini non li vado a cercare. Se poi incontro qualcuno con cui mi trovo, mi considero fortunata».

L'ultimo chi è stato?
«David, un calciatore tedesco di 23 anni, ma non di quelli famosi. Giocava in un campionato regionale della Baviera. La cosa più bella è che non parlavamo mai di pattinaggio».

Quando è finita, e perché?
«A settembre, dopo un anno. Lui si è trasferito a Stoccarda per studiare. Già era difficile con tutti i miei spostamenti...».

Il suo uomo ideale?
«Uno che sappia capire la mia vita di atleta, che viene prima di tutto. Ma che abbia anche una personalità forte, del carisma. Uno come Johnny Depp».

Ai Mondiali si presenta con musiche dei Doors e abiti Cavalli, il suo uomo ideale è Johnny Depp. Non è che sotto la flemma altoatesina sta per scoppiare un animo ribelle? (Ennesima doppia smorfia)
«Ha ragione: essendo un po' rigida, mi piace tutto ciò che è diverso, trasgressivo, che va sopra e oltre le righe. Sarà perché, fin da piccola, per me l'importante è essere, comunque vada, unici al mondo».