"Francesca Inaudi, trasparente, sincera, diretta"

Intervista di Bruno Vecchi per Max

Francesca ha qualche spigolo, non è proprio una persona semplice. Il carattere non è una tavola da surf. Non è levigato. Non serve per scivolare via sulle cose della vita. «Sono complessa, timida. Spesso non saluto, sul lavoro sono pignola. Ma è un filtro, un modo di fare. Da piccola facevo la farina per piacere a tutti. Da grande ho capito che questo non è possibile». È così Francesca Inaudi: sincera. Non scantona, non si nasconde dietro un dito. Ha sempre chiesto di più: a se stessa, agli altri, forse. E anche ai personaggi che deve interpretare. Profondamente diversi, eppure uniti da un filo rosso di coerenza che li rende meno distanti. Prima in teatro: provino al Piccolo di Milano e una passione per Giorgio Strehler. Poi al cinema, dove ha esordito in Dopo mezzanotte di Davide Ferrario e recitato anche in N-Io e Napoleone di Paolo Virzì e la Bestia nel cuore di Cristina Comencini. Adesso in televisione, come Irene Valli nella serie Distretto di polizia su Canale 5.



C'è chi dice che il teatro da soddisfazione, il cinema denaro e la tv notorietà. Sei d'accordo?
«Se è per quello, Marcello Mastroianni diceva che manco il teatro da soddisfazione».

La tv, comunque, rende famosi. Non si scappa.
«Certo, adesso mi riconoscono per strada. Ma non l'ho fatto per la fama, questo è sicuro. Sono così presuntuosa da pensare che mi prendono perché sono brava».

Personaggio televisivo spesso vuoi dire personaggio da gossip.
«Non mi importa che si parli di me, non sento il bisogno di apparire. E non credo che la gente sia così interessata ai pettegolezzi. Comunque un modo diverso di essere personaggio pubblico esiste. E io, nel mio piccolo, ci provo».

Come fai, ti chiudi in casa?
«Praticamente. Distretto di polizia voleva dire sveglia alle 6 del mattino, l'idea di alzarsi tardi e di andare a dormire tardi fa piacere. Sono una persona normale, mi piace uscire con gli amici, stare con il fidanzato, mettermi in tuta a casa, aiutare la donna delle pulizie».

Però, come si usa, avrai la doppia firma: quella privata e quella per gli autografi?
«No. Gli autografi mi imbarazzano. E la mia firma è un geroglifico, scrivo malissimo. Magari aggiungo un saluto da Irene Valli, così chi me l'ha chiesto almeno si ricorda chi sono».
La cosa che ti dà più fastidio?
«Sono stufa di sentirmi dare dell'attrice impegnata. Semplicemente, faccio solo scelte diverse tra loro. Ora, immagino, mi chiederai perché mi sono messa mezza nuda nelle foto?».

Mi hai letto nel pensiero.
«Per spiazzare. E per mio piacere personale. È una botta d'orgoglio, perché sono anche una bella ragazza. Così, quando avrò 60 anni, potrò rivederle e dire: ma guarda che bella gnoccolona che ero».
Non andiamo così lontano. In questo momento che dici?
«Sono bellissime e sono contentissima. È un periodo che mi piaccio».

Parliamo dei tatuaggi.
«Hanno un senso profondo. Non li faccio per mostrarli. Sono parte di me, della mia parte più profonda. Nella vita qualcosa si perde, ma in un tatuaggio la puoi ritrovare. Ti aiutano a capire il percorso che hai fatto, ti aiutano a crescere».

Un'idea romantica.
«Ma io sono romantica».

Anche nella scelta dei personaggi.
«lì c'è anche un po' di idealismo. Ma il gioco dell'attore è trovare nel personaggio un'altra persona che non sei tu»

È anche un bel modo per difendersi.
«Non per me. Per anni anche nella vita ho recitato un ruolo, quello di Francesca. E se prendi chi mi conosce, il 30 per cento ti dirà che sono una stronza. Perché sono convinta delle mie capacità. Perché non dico mai di essere una persona modesta. Però sono onesta e se faccio una cosa schifosa lo ammetto».

Logica conseguenza, sei molto selettiva.
«Non volontariamente. Sono onesta, anche nella stronzaggine. Chi va oltre la scorza mi trova».

Negli anni la scorza è aumentata o diminuita?
«Diminuita. Una volta recitavo di più. Quando ero al Piccolo non uscivo di casa senza trucco».

Sei di quelle che si criticano oche si assolvono?
«Non mi piaccio mai, mi vedo un disastro. E quando mi piaccio non lo dico. Ho bisogno della conferma degli altri».

La trovi spesso?
«Quando è necessario faccio gli occhioni da cagnolino. Ma visto il mio caratterino è anche difficile starmi vicino».

Difficile anche per te.
«A volte. Da piccola ero insopportabile, ora sto imparando a chiedere scusa. Mentre non sono capace di chiedere aiuto. Per orgoglio. Però so che fare tutto da soli non è un merito».

Le delusioni ti fanno male?
«Lì per lì, bruciano. Ma non mi piango addosso. Sono sanguigna e passo oltre. La mia debolezze più grande è l'essere trasparente. Si vede tutto quello che penso. Però è anche il mio punto di forza, gli estremi si toccano sempre».