"Hillary dice di no ad Anna Wintour"
Quando la direttrice di Vogue Anna Wintour si è seduta al computer per scrivere la «lettera dal direttore » per il numero di febbraio, racconta un anonimo insider, «la rabbia ribolliva dentro le sue sottili vene blu». «Non l'avevamo mai vista perdere tanto le staffe», incalza un altro dipendente.
A mandare su tutte le furie la donna più temuta della moda è la donna più potente della politica: Hillary Clinton. La quale ha osato «dare buca» alla Wintour e alla fotografa dei ricchi e famosi Annie Leibovitz, violando all'ultimo momento l'impegno di farsi ritrarre per un servizio di copertina sull'ultimo numero. «Ci ha spiegato di temere che, apparendo su Vogue, avrebbe dato un'immagine di sé troppo femminile», conferma un portavoce della rivista.
Strano, per una donna risalita nei sondaggi dopo le lacrime del New Hampshire, che in passato ha posato per Vogue ben sei volte. Al punto che i media avevano coniato il termine «il triunvirato segreto » per descrivere il sodalizio Clinton-Wintour-Leibovitz, secondo loro cruciale nel lanciare in politica l'ex first lady, prima al Senato, poi come candidata alla presidenza.

La replica dell'implacabile Wintour non si è fatta aspettare.
«Immaginatevi il mio stupore », tuona nel suo editoriale, «quando ho appreso che Hillary Clinton, la nostra unica aspirante presidente donna, ha deciso di tenersi alla larga dalle nostre pagine, a questo punto della sua campagna, per paura di apparire troppo femminile».
Una parola in codice per dire «troppo elitaria e glamour».
«La nozione che una donna contemporanea debba apparire maschile per essere presa sul serio come aspirante al potere francamente è desolante », incalza la 57enne guru dello stile planetario. «Questa è l'America, non l'Arabia Saudita. E siamo nel 2008. Margaret Thatcher poteva essere favolosa in un rigido completo blu, ma 20 anni fa».
Poi, l'affondo finale: «Credo che gli americani abbiano superato la mentalità del power-suit, la divisa del potere che ha funzionato come ponte per una generazione di donne che volevano entrare nelle stanze dei bottoni piene di uomini. Le campagne politiche che non riconoscono ciò commettono un gravissimo errore».

Lo sgarbo di Hillary ha lasciato di stucco anche gli addetti ai lavori. «Evidentemente non ha ancora capito chi è quella donna», commenta la blogosfera, secondo cui il primo comandamento di ogni persona intelligente che tenga alla propria pelle è: «Non contrariare mai il Diavolo che veste Prada». Soprattutto «dopo che quel diavolo ti ha scelta come prima First Lady da copertina nella storia ultracentenaria di Vogue ».
Era il 1998, nel bel mezzo del Monicagate, quando la moglie offesa e tradita si affacciò, — bellissima, elegante e regale grazie alla maestria della Leibovitz — nelle edicole del Paese. Fu un trionfo che la fece volare come mai nei sondaggi. «Gli americani collezioneranno quel numero storico insieme a quelli sullo sbarco sulla luna e l'omicidio di JFK», scrissero i giornali che per la prima volta cominciarono a parlare di una sua candidatura al Senato di New York per il seggio lasciato libero da Daniel Pat Moynihan e persino per la Casa Bianca.
Dietro le quinte la Wintour (che in passato ha persino offerto consigli stilistici ad Hillary) non ha mai nascosto di sentirsi la produttrice di quell' incredibile film, con la Leibovitz nel ruolo di regista e Hillary come superstar. «Tutti sognano di finire sulla copertina di Vogue — ama ripetere la Wintour —. Nessuno mi ha mai detto di no».
Nessuno prima di Hillary |