"I tatuaggi continuano a spopolare"
I duri si fanno scrivere “mamma ti voglio bene”. I timidi prediligono i simboli di quell’aggressività che manca al loro carattere remissivo.
Antichissima, affascinante incrostazione intradermica, il tatuaggio disegna o scrive sulla pelle; dentro la pelle.
Microscopico o imponente, nascosto o ben in vista, il tatuaggio ha spezzato ormai da tempo gli argini del proibito, diventando fantasia; ricerca estetizzante. Un maquillage esasperato che possiede una dote unica: il brivido dell’irreversibilità. Per conferme, provate a chiedere a tutti gli amanti del genere che anche quest’anno hanno preso d’assalto la Milano Tattoo Convention nel week-end dell’8-10 febbraio.
E a Milano, direttamente dallo show di Discovery Channel, London Ink, è sbarcato anche Phil Kyle, il maestro del tatuaggio old school che abbiamo intercettato per fare quattro chiacchiere.
Partiamo dal progetto London Ink...
Come nel caso di Miami o L.A. Ink, lo show è incentrato sulla vita di 4 tatuatori (oltre a Phil, Nikole Lowe, Louis Molloy e Dan Gold) ripresi al lavoro nel loro studio londinese, ma rispetto alla versione americana del programma, London Ink ha un taglio decisamente più crudo; più documentaristico.
Conoscevo già Louis e Nikole da molto tempo mentre non avevo mai lavorato con Dan. Quando mi hanno chiamato dicendomi che ero stato scelto per lo show ero eccitato e nervoso al tempo stesso. Non avrei mai pensato di finire in televisione a promuovere l’arte del tatuaggio.
È per quello che hai accettato di partecipare al progetto?
Esattamente. Devo molto al tatuaggio e avere l’occasione di rendere omaggio a quest’arte era decisamente un’occasione irripetibile. Una di quelle cose cui non puoi rinunciare.
Nessun rimpianto?
Stai scherzando? Avrei rimpianto di non aver partecipato alla trasmissione casomai (ride). Ho lavorato con amici che stimo divertendomi un mondo e rendendo omaggio all’arte del tatuaggio. Davvero non avrei potuto chiedere di più. Anzi, spero che l’avventura continui a lungo.
Come ti trovi a Londra?
La adoro, è una città entusiasmante. Da qui arrivano tonnellate di grande musica oltre che grandi tatuatori. E poi, qui hai la possibilità di conoscere gente di tutti i tipi. Londra, come Parigi, Milano e Stoccolma sono città che trasudano cultura; sono una continua fonte di ispirazione.
Cosa pensi dei reality show?
Non guardo molta televisione, di solito. La maggior parte del mio tempo lo spendo disegnando o dipingendo. Ma London Ink è una trasmissione sui tatuaggi e io amo i tatuaggi, per cui penso che lo vedrei anche se non facessi parte dello show (ride).
Tu e gli altri ragazzi del London Ink siete gli special guest della Tattoo Convention di Milano…
Non vedo l’ora! Sia io che Nikole abbiamo partecipato alla convention dell’anno scorso. La cosa divertente è che nessuno dei due si sarebbe mai immaginato che quest’anno ci saremmo ritrovati di nuovo a Milano, ma insieme. Anzi, lancio un appello: ragazzi, se passate in convention, fermatevi a darci un saluto!
Ti piace tatuare alle convention o preferisci lavorare in studio?
Guarda, per me l’importante è tautare.
Quello che conta è divertirsi, farsi qualche risata e portare a casa dei buoni tatuaggi. Il bello delle convention è che ti permettono di incontrare amici che magari riesci a vedere solo poche volte all’anno e così ogni volta è quella buona per farsi quattro risate e raccontarsi un po’di aneddoti magari con una birra in mano.
Qual è, secondo te, la tua principale caratteristica come tatuatore?
Sono molto paziente e piuttosto veloce. Tutti quelli che ho tatuato in giro per il mondo, mi hanno detto di apprezzare questo mio modo di lavorare e non ti nascondo che la cosa mi faccia molto piacere. E’ sempre bello sapere di aver lasciato un segno sulle persone che passano nella tua vita. E non sto parlando di tatuaggi, chiaramente! (ride).
Cosa rende un tatuatore un bravo professionista?
Devi essere sempre concentrato; dedicarti al tatuaggio al 100 per cento. Un professionista non può permettersi di essere pigro o di affrontare un lavoro con superficialità. Devi avere rispetto delle persone che si rivolgono a te: in giro ce n’è fin troppa di gente poco seria che non fa altro che danneggiare l’immagine dell’universo tatuaggi. Un bravo tatuatore si spinge sempre un po’più in là delle proprie possibilità perché ogni disegno sia una vera e propria opera d’arte.
Dimmi il nome di qualche tuo tatuatore preferito.
In questi 15 anni di attività ho avuto la fortuna di conoscere molti bravi colleghi e ognuno, a modo suo, è stato una fonte di ispirazione. E mi riferisco a persone come Nikole Lowe, Beppe Strambini, Mo Coppoletta, Louis Molloy, Kore Flato, Seth Ciferri e Hunter Spanks: vederli lavorare non solo è stato un onore, ma mi ha anche spinto a migliorami continuamente. In fondo, questo è proprio quello che succede nel nostro settore: noi tatuatori ci ispiriamo a vicenda stimolandoci a lavorare ogni giorno più duramente.
Cosa ti ha spinto a lasciare gli Stati Uniti per aprire il tuo studio Magnum Opus, in Europa?
Sono partito dagli Stati Uniti otto anni fa circa approdando in Europa per un motivo piuttosto semplice: mia madre è francese, di Nizza. Ho sempre pensato che un giorno sarei venuto a vivere in Europa e così, all’inizio, Nizza è stata una scelta abbastanza naturale perché è un luogo cui sono sempre stato legato visto che ci ho passato praticamente tutte le mie estati.
Poi, sono arrivati i viaggi in Belgio, Germania e infine Brighton, in Inghilterra, dove ho aperto il mio studio. Considero il Magnum Opus (magnumopustattoo.com) un po’come il mio bambino, in più i ragazzi che lavorano con me sono dei veri e propri amici. Lavorare insieme è davvero un piacere. (m.v.)
Cosa avresti fatto se non fossi diventato un tatuatore?
Probabilmente avrei aperto una pizzeria o fatto il pescatore. Ma mi sarebbe piaciuto anche essere un ninja o un pirata |