"Laura Torrisi"

«Vorrei vivere un giorno da uomo».

E cosa faresti?
«Vorrei provare come ci si sente ad avere questa naturale capacità di farsi scivolare tutto addosso. Sono così bravi, io invece non riesco a essere leggera. Forse è perché sono bravissimi a raccontarsi le bugie: lo fanno anche davanti allo specchio. Io non ci riesco, a dire le bugie». La donna che vorrebbe essere uomo per un giorno, in realtà è una "donnissima". Laura Tonisi, nata a Catania il 7 dicembre 1979, a Montemurlo da 28 anni: una siciliana corvina cresciuta vicino a Prato, con l'accento toscano e il corpo da Jessica Rabbit. Un body "curvoso", modello mediterraneo: «formosissimo», dice lei. Laura se ne sta a Firenze, stamattina è stata in banca e adesso risponde al cellulare «tra una faccenda e l'altra». Fino al 13 dicembre scorso era "Laura del Gf6", esperienza che non ricorda con molto piacere: dal 14 è Una moglie bellissima, valore sul mercato del box office cinematografico 20 milioni di euro. Ovvero, quanto ha incassato il film di cui Laura è la protagonista femminile e con cui Leonardo Pieraccioni ha battagliato nell'edizione 2007-2008 della guerra dei cinepanettoni: alla fine, Leo & Laura si sono piazzati secondi, a poche migliaia di euro da Christian & Michelle (De Sica e Hunziker, di Natale in crociera). Dice Pieraccioni che, se si guarda indietro, vede se stesso «che non faccio altro che incarnare il normotipo italico: quello che prima sognava di conquistare la bellissima di turno, e adesso sogna di riconquistarla. Sperando, come avviene in questo film, anche in un incidente stradale». E visto che siamo al cinema, nei sogni e desideri del suddetto normotipo la moglie è ovviamente bellissima: di quelle che raramente il realtipo impalma nella vita. Non a caso Pieraccioni la fa entrare in scena come una Sofia Loren rivisitata: Laura, venditrice di frutta e verdura al mercato, ha la sfrontatezza fisica e lo sguardo smaliziato della Loren in Pane, amore e...



Hai questa femminilità "esageratamente" prorompente, ma poi si scopre che hai fatto l'arbitro di calcio professionista e dichiarato «vorrei avere le gambe muscolose dei calciatori.

«Sognavo di giocare a calcio, ancora adesso pratico sport estremi. Ho fatto l'arbitro professionista di calcio a 11, ma la Federcalcio mi ha tolto il tesserino per non averli avvertiti che avrei fatto il Grande fratello, Ero un maschiaccio. Poi cresci, cambi, accetti la tua femminihtà. Per me è stato insieme facile e difficile».

In che senso?
«Io ci sto bene, ma non posso negare che un corpo così prosperoso mi ha creato qualche problema, soprattutto nelle relazioni con gli altri. Amiche che mi frequentavano perché ero sempre circondata dai ragazzi, o altre che facevano piazza pulita intorno a me, per il fatto che avevo sempre i maschietti intorno. In qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi settore, una bella ragazza è considerata incapace di pensare e di parlare: se sei bella allora sei una cretina. Il solito pregiudizio: non hai diritto di dimostrare chi sei».

E chi è Laura Torrisi?
«Origini siciliane, in Toscana da 28 anni, una madre insegnante che dopo la mia nascita ha deciso di fare solo la mamma, un padre gessista, sai quelli che fanno gli archi e i capitelli, e un fratello di 26 anni impiegato in un negozio di telefonia. Mi sono diplomata dietista, lavoro da 12 anni: ero l'assistente di un medico in una palestra e intanto facevo la modella, la comparsa. Ho partecipato al Gf6».

Di cui però non hai un bel ricordo, vero?
«Una cosa che ho notato dopo il successo del film di Leonardo, è che la gente, per strada, è molto più gentile ed educata, rispetto a quando ero uscita dalla Casa. Le domande, gli sguardi... All'epoca mi guardavano nemmeno fossi l'assassino di Garlasco! Forse perché dopo che per tre mesi ero entrata quotidianamente nella loro vita, la gente pensava di poter invadere la mia, facendomi domande così private che sinceramente trovavo quasi imbarazzanti».

Hai dichiarato di aver sempre avuto tre sogni: avere un bel seno, fare l'attrice e sposarti. Due su tre li hai coronati...
«Sì e il terzo lo considero ormai un'utopia! La cosa curiosa è che da piccola lo davo per scontato, mentre mi chiedevo, per esempio, se sarei riuscita a diventare una cantante o un'attrice... Adesso ho fatto un film campione d'incassi, mi sono permessa, per coerenza con me stessa, di dire no a una co-conduzione tv, e per quanto riguarda la celebrità, mi ritrovo su un vecchio cellulare messaggi di gente che mi dice "ti ricordi, eravamo all'asilo insieme!". L'amore invece lo inseguo ancora».



Hai detto di essere single, ma non per tua scelta...
«Non posso pensare di vivere neppure un giorno senza l'idea dell'amore! Quando sono innamorata mi dedico completamente e invece gli uomini dopo un po' si fermano, si impantofolano. L'amore per me è ascoltare e fare, senza metterci troppa testa. Mi faccio trascinare dalle emozioni anche se è sbagliato, perché se essere troppo razionali significa non amare, farsi trascinare dalla fascinazione per l'altro mette nei pasticci».

Ma che uomo vorresti? Hai avuto una storia Luigi Panarelli, il calciatore che si era dichiarato davanti alle telecamere. Poi, quando è finita, tu non hai voluto parlarne: perché questo passaggio dal massimo della visibilità al riserbo totale?
«Vorrei un uomo coerente. Io lo sono con me stessa, a volte anche troppo: così finisco per pretendere che anche lui lo sia, facendolo, letteralmente, scappare. E per quanto riguarda Luca, in realtà, dopo il fidanzamento davanti alle telecamere, io avevo programmato le nozze ma lui continuava a rimandare: non vedendo un obiettivo, mollai il colpo, in silenzio. Lo feci per lui, perché quel gesto così avventato l'aveva fatto stare fermo col lavoro per un anno: ma la gente pensava che lui fosse il principe azzurro e io la cattiva. Dentro di me avrei voluto salire sulla Madonnina di Milano e urlare che era stato lui a ripensarci, che non era un personaggio da favola. Adesso sono single: vivo con un coniglio nano e un gatto».

E il seno? A 20 anni hai fatto un intervento, perché?
«L'ho fatto per me, perché sono cresciuta con i film di Totò e Alberto Sordi, dove le protagoniste erano le maggiorate Loren, Mangano, Cardinale. E poi mi chiedevo perché se una delle mie nonne portava l'ottava, l'altra la sesta, mia madre la quarta, io dovevo restare a una seconda scarsa. L'importante è farlo per sentirti meglio, non per gli altri».

Scelta coerente e a suo modo coraggiosa, visto che oggi vanno di moda fisici meno "impegnativi"...
«Ma io non la considero impegnativa, la mia bellezza! Sei tu che attiri gli sguardi maschili: una cosa è andare in giro con super scollature, un'altra stare bene nel tuo fisico formosissimo».