"Letizia, la colloquista, ci invia una mail
che noi fedelmente pubblichiamo."
Cara Guendalina,
mi permetto di usare te come mediatrice di un tentativo di sfogo che desidero condividere con molti coetanei e giovani che possono aver vissuto o stanno vivendo, o sono sul punto di vivere un periodo della vita analogo al mio. Mi riferisco al momento in cui un giovane, concluso il proprio percorso di studi si trova a cercare un lavoro, che se non altro gli consenta di verificare le proprie capacità e qualità personali-professionali. Una fase inevitabile della vita, rappresentata dalla stagione dei colloqui e che rischia di trasformarsi ben presto in una vera e propria professione: quella dei “colloquisti”, ovviamente non retribuita. Nasce così la figura del “colloquista”, figura non ancora contemplata dalla nostra società economica. Se lo si guarda da vicino, il “colloquista” è un vero e proprio lavoratore, la sua giornata viene scandita da momenti precisi che richiedono grandi capacità di organizzazione e di concentrazione. Già dal primo mattino, infatti, il “colloquista” si sveglia col pensiero di trovare nuovi contatti ai quali inviare il proprio curriculum vitae. La ricerca è così suddivisa:
- selezione degli annunci giornalistici sui quotidiani locali
- selezione degli annunci su internet
- individuazione siti di aziende o società papabili.
Tale fase richiede circa due ore di tempo. La fase successiva invece è quella di scrivere ed inviare via e-mail o fax il proprio CV, il “colloquista” scrive il testo con cura e precisione non scordandosi mai di ricordare alla fine che “l’occasione gli è gradita per porgere i più cordiali saluti”, infine invia il tutto stracolmo di fiducia e di speranza.

La terza fase vede il “colloquista” con un atteggiamento di profonda preoccupazione per lo stato del suo cellulare, verifica con meticolosa attenzione che le tacche del telefonino siano al massimo, che la suoneria sia alta e congeda velocemente qualsiasi altra telefonata che non rappresenti una mera opportunità per fissare il tanto desiderato incontro di lavoro. E’ da sottolinearsi che il “colloquista” non si separa mai dal proprio cellulare nemmeno nei momenti in cui lo stesso si trova sotto la doccia, in bagno, in palestra o al cinema. Possiamo affermare che se il cane è il miglior amico dell’uomo, il cellulare è certamente il miglior amico del “colloquista”.
La quarta fase è quella della famosa telefonata per fissare un primo incontro conoscitivo. Il colloquista risponde, prestando attenzione al proprio tono di voce: non troppo alto ma nemmeno eccessivamente basso da farlo sembrare quasi afono, evita accuratamente ogni tipo di flessione dialettale e cerca di sembrare interessato ma non troppo. Fissa l’appuntamento assicurando all’interlocutore di non avere alcun problema d’orario o di mezzo, mentre in realtà pensa già a come potersi organizzare per poter arrivare puntuale.
Quinta fase: “la vestizione”; il colloquista deve scegliere il capo da indossare per il fatidico giorno x, la donna esclude a priori la gonna, a meno che non sia lunga, per non dare l’impressione di essere troppo provocante e più sicura delle sue capacità estetiche che di quelle professionali, opta per qualcosa di sobrio anche nel trucco; l’uomo invece evita i jeans con gli strappi per non apparire un barbone così come esclude lo stile eccessivamente classico e serioso quale giacca e cravatta, opta invece per un pantalone o jeans, camicia o maglia e se proprio vuol strafare giacca.

Ecco che giunge il giorno dell’incontro che con sé porta tante cose e aspettative quali l’attesa, le domande, le risposte…
Il colloquista attende in una sala e fa training autogeno mentale, si ripete in continuazione che deve cercare di sembrare sicuro di sé ma allo stesso tempo umile, di non aver solo bisogno di lavorare ma soprattutto voglia di lavorare, e si giustifica con la segretaria del tremore della gamba sinistra come conseguenza meteorologica del tempo che sta per cambiare.
Finalmente lo fanno accomodare nell’ufficio, sorride come un beota volendo far credere che è felice di essere esattamente dove si trova, mentre in realtà vorrebbe essere in bagno a dar sfogo al proprio colon irritabile. Inizia a raccontare di sé, sapendo benissimo che se c’è una cosa che detesta è proprio parlare di sé stesso , ma sa che non può evitarlo ed è perfettamente consapevole che deve vendersi, perché in quel momento, in quell’istante si gioca la sua vera occasione.

Ciò che accade dopo dipende da caso a caso, non possiamo certo scordare di citare l’immancabile frase “grazie, le faremo sapere”, ma posso assicurarvi che nei colloqui si presentano le situazioni e le risposte più disparate, tipo:
A: “Lei è la persona che stavamo proprio cercando, finalmente il candidato ideale, la chiamo in settimana per metterci d’accordo nel dettaglio”…..ed il selezionatore poi non si fa mai più sentire
B: “Bene, la chiameremo a Marzo per fissare il secondo colloquio e firmare il contratto di apprendistato per due anni”…. L’unico problema è che il colloquio era stato fatto ad ottobre…
C: “In questo momento non stiamo cercando nessuno”….ed il colloquista si domanda “ma allora che mi avete fatto venire a fare??!!!”
Laddove la situazione si presenta più propositiva il colloquista deve far fronte alla retribuzione economica, e le offerte in tal caso sono davvero esilaranti: per il primo posto di lavoro si offrono 500 euro al mese, giornata lavorativa 9.00-18.30, la sede si trova a circa 40 km da casa sua, il che significa prendere l’autostrada tutti i giorni per due volte, e sono circa 7 euro al giorno; pagare la benzina consideriamo un pieno di circa 40 euro a settimana; il nostro intraprendente personaggio, si arma allora di calcolatrice : dalle 500 euro sottrae più di 300 euro con le quali deve pagare nell’arco di un mese, autostrada e benzina, e si rende conto che gli restano meno di 200 euro al mese…non male però! Oggigiorno con 200 euro si possono fare un sacco di cose ma soprattutto si ha già la possibilità di pensare ai risparmi per il futuro!
Cara Guenda, non so se ti sei ritrovata, anche solo per un secondo, in una di queste fasi di questo ironico ma non troppo racconto e se riesci a capire ciò che ho desiderato comunicare, ti prego , a te piacendo, di rispondermi sinceramente a questa domanda: “ Siamo davvero tutti bamboccioni?"
Francamente mi farebbe piacere poter dire al Signor Padoa Schioppa, che se il colloquista fosse davvero una professione retribuita, probabilmente saremmo tutti degli affermati imprenditori, e allora sì usciremmo anche di casa!
Un bacio,
Letizia
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