Tratto dal mensile Rolling Stones, Ottobre 2004
A letto con Marilyn
Il racconto di una notte di fuoco e fiamme con Marilyn Manson. E’ estratto dal libro di Jenna Jameson, appena uscito negli Stati Uniti

…C’erano celebrità da tutte le parti, i paparazzi mi riconobbero subito e tutte le tv mi puntarono i microfoni in faccia. Dopo la passerella sul tappeto rosso, io e la mia amica Joy ce ne andammo al rinfresco. Nel gruppo dei personaggi famosi, notai Marilyn Manson, più alto di chiunque altro. Volevo assolutamente conoscerlo, specialmente perchè avevo fatto parecchi spogliarelli usando la sua musica.

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Non so come, ma all’improvviso me lo trovai davanti. “ Oddio…ciao!”, squittii. Lui non disse niente e si limitò a fissarmi. Faceva un po’ paura. Po mi prese la mano e incominciammo a gironzolare per la festa. Billy Corgan, Flea, Angus Young, Sting, Jon Bon Jovi, LL Cool J, Rob Zombie, Joey Ramone: c’erano tutti i mie idoli. Mi sentivo come una ragazzina lanciata dal piccolo mondo della pornografia all’universo delle superstar del rock. La prima cosa che disse Manson fu chiedermi cosa usassi per disegnarmi le sopracciglia. Mi tartassò per un po’ chiedendomi consigli per il trucco. Dopo avermi trascinato in giro per il party per una buona mezz’ora mi domandò:” vuoi essere la mai ragazza per stasera?”. D’accordo. Ci sedemmo ai nostri posti. Era intelligente e pieno di spirito. Alla mia apparizione sullo schermo fece gridolini d’incitamento. Quando cominciai a sentirmi a mio agio gli misi una mano sulla gamba. Come lo toccai, si fece timido. Mi fece tenerezza, per quanto possa essere tenere un uomo che sostiene di essere l’Anticristo. Dopo la mia proiezione mi invitò a uscire con lui e la band. Io avevo una limousine migliore per cui Manson, Twiggy Ramirez, il suo bassista Billy Corgan montarono sulla mia macchina. “ Guarda” disse Manson, e si versò una manciata di pillole colorate in mano e poi in bocca. Quando gli altri incominciarono a perdere il controllo, Manson ne approfittò per baciarmi.
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Mi piaceva. Quando arrivammo alla festa, tutti mi guardavano in modo strano. Pensai che era per le persone con cui mi ero presentata. Poi mi guardai allo specchio e mi accorsi che avevo la faccia pasticciata di rossetto nero. Sembrava che avessi mangiato fango. Manson non mi perdeva di vista, anche quando andava in bagno il che succedeva svariate volte (con tutta quella cocaina) mi chiedeva di aspettarlo fuori dalla porta. Trovammo un divano, e lui appoggiò la giacca sul mio grembo, facendo scivolare le mani dentro la mia gonna gialla di Versace. Non riuscivo a credere che potesse rimanere così lucido dopo tutte quelle droghe. Di ritorno all’albergo, mi ritrovai sola con Manson. Capii che saremmo andati a letto. E ne ero contenta, ero presa bene e lui mi piaceva molto. Andammo in camera sua.”Facciamo un bagno”, mi disse lentamente rimbambito dai sedativi. Si spogliò ed entrò nella vasca. Era strano, nudo.
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Alto, efebico, ben dotato, ricoperto di cicatrici vecchie e nuove. Mi aspettavo una notte di sesso selvaggio, ma lui si rilevò molto tenero e pieno di attenzioni. Mi lavò da testa a piedi, fermandosi sui miei piedi per cinque minuti buoni. Sembravo sorpreso a vedere i segni dell’abbronzatura. Poi cominciò a leccarmi la passera per un’ora intera. Giusto il tempo che serviva per digerire la vista del Signore della scopata che mi divorava con le chiappe bianche al vento. Ancora bagnati andammo a letto. Cominciò a succhiarmi l’interno del braccio, cosa che nessuno aveva mai fatto prima. All’inizio lo trovai eccitante, ma alla lunga prese una piega un po’ vampiresca. Questa è l’unica piccola perversione che mostrò. A cose finite cominciai a rivestirmi per andarmene. “ Dove vai?” mi chiese. “ In camera mia dissi”. “Puoi dormire qui , se ti va”. “ Devo andare ho un sacco di cose da fare domani”.”Perché non stai qui e ci facciamo un po’ di coccole?”.” Coccole?”. Non credevo alle mie orecchie. Non gli feci coccole, ma rimasi ancora un po’ distesa al suo fianco, mentre lui parlava di religione. Poi riuscii a scappare.
Da allora Manson cominciò a chiamarmi ogni giorno. Se non prendevo la telefonata mi lasciava messaggi che un po’ mi facevano ridere un po’ preoccupare. Tipo che voleva darmi fuoco o darmi in pasto a Corey Feldman. Cominciammo una specie di relazione,. Ma più lo conoscevo, più diventava strambo. Parla delle sue fantasie che gli sarebbe piaciuto vedere donne scopare con cazzi artificiali, o fare un pompino al suo bassista Twiggy. E gli piaceva il sesso anale un po’ troppo per i miei gusti. Non mi stavo innamorando, né mi stavo annoiando. Il fatto è che ero ancora sposata e questa scappatella mi sembrava una pessima idea. Anche se ero molto discreta. Così, appena le foto di noi due incominciarono ad apparire sulle riviste scandalistiche, ricevetti una chiamata da Howard Sten. Negai tutto. Ma il giorno successivo Manson era ospite al suo show e parlò della nostra storia non me lo sarei mai aspettato.