"Compie cento anni, Oscar Niemeyer"
Compie cento anni, Oscar Niemeyer, l'architetto brasiliano che diede un volto a Brasilia. L'ultimo dei maestri che realizzarono la grande utopia metropolitana dell'urbanistica nel novecento. L'ultimo dei viventi e degli "operanti". Le cui recenti realizzazioni dimostrano un repertorio di invenzioni formali non ancora esaurito. Compie cento anni l'inventore delle cattedrali nei deserti, colui che concretizzò lo spazio abitativo come palcoscenico dove far incontrare, in un abbraccio, le società economicamente arretrate con il grande sogno della modernità. E lo fece a partire dai modelli di crescità urbana del profeta materiale dell'evo industriale: Le Corbusier. Niemeyer ne supera la lezione, (re)introducendo le linee curve – del barocco ispanico e dei paesaggi naturali sudamericani - all'insegna di una ri-organizzazione plastica che lo porterà a realizzare scenografie di grande effetto. Di questo Bernini del mondo sconfinato e supersonico, capace di ingigantire sempici elementi figurativi in funzione di uno spazio urbano enormemente dilatato, si è detto che è stato un razionalista, ma anche un surrealista. Un padre del realismo magico post-moderno, dunque. Un uomo che ha vissuto il secolo del trasporto dall'exploit dei razionalismi fascisti al neo-barocco del mondo liquido moderno, la reazione romantica al dominio incontrastato dei numeri. Analogico versus digitale. Cioè come dare un'anima monumentale europea allo straniante vuoto che la natura selvaggia del "nuovo mondo" genera. Un vuoto fatto di pieni caotici – come nel caso della cultura abitativa di un paese, il Brasile, solitamente rappresentata dal vargognoso degrado delle favelas. Un vuoto che diviene "fertile". Per usare l'accezione cara a Fritz Perls, il fondatore della Gestalt ovvero la psicologia della forma, l'unica e autentica strada per arrivare nell'anima dell'arte.

Da perfetto gestaltico, Niemeyer è un creatore di forme che parlano linguaggi universali. Dai sud ai nord del mondo, attraversandolo in toto. "L'universo curvo di Einstein" come ha scritto una volta. E la longevità che lo contraddistingue diviene una sorta di corollario messianico di una straordinaria comunicativa composta da paradossali artifici criptici che si svelano in stupefacente stilismo lineare. Chiaro e tondo. Come la cupola rovesciata, simbolo della Piazza dei Tre Poteri della futuristica capitale brasiliana: una mangiatoia che contiene il Parlamento. O il doppio grattacielo sede dell'Amministrazione. Visto in orizzontale sembra il simbolo dell'"uguale". Una citazione "matematica" ricca di rimandi ipertestuali.
Come il Palazzo Mondadori a Segrate. Dove l'esile gabbia di cemento fatta di archi e di archetipi, incastona un cuore di vetro e reticoli che appare sospeso. E dove tutto si riflette nell'artificio di un laghetto verde, che si palesa omaggio narcisistico alla forma della trasparenza. Ossia al riflesso della materia, che poi dovrebbe essere il senso di ciò che ci contiene.
Auguri Niemeyer, icona vivente di tutti i crossover e prototipo di morbida lentezza. Altri cento di questi anni, a sognare e a disegnare. E a vedere l'uccello di Brasilia che riesce a volare. |