"Parole Rubate"

Coolness” è un termine desueto. Per questo ha acquisito credibilità, importanza e diffusione. Il concetto di “cool”, infatti, nato dai bassifondi del jazz ha attraversato le praterie del mondo occidentale trasformandosi prima in “hip”, poi in “hype”, a seconda della città, del gusto, del momento storico. La base del cool è New York City. I satelliti che ruotano attorno alla Grande Mela invece sono transitori. La Milano da bere, Londra nei 90’s, Barcelona all’inizio del nuovo secolo ed ora Berlino, la cucina etnica, la gentrification, il design scandinavo, la musica brit pop, la love parade e i gay, il fashion system e l’architettura post industriale, l’Islanda e la new wave britannica, i pubblicitari argentini e i calciatori del Real Madrid. Tutto, tranne Parigi, vive a mio parere una sorta di allure newyorkese, nel proporsi come qualcosa di cool. Scrivo ciò come preambolo alla tesi che vado sostenendo ora. E’ mesi che osservo distrattamente la provincia italiana.

new york

Per provincia intendo le città tra i 100.000 e i 350.000 abitanti, così come specifici quartieri di grandi città che tuttavia vivono la realtà comunitaria della metropoli per conclamata qualità della vita superiore. La prima cosa che noto della provincia, soprattutto nel nord italia, è una sorta di snobismo basato sulla normalità come caratteristica del “vero”. Frequentazioni di carattere personale, ristrette e selezionate sono spesso preferite a grandi magazzini del divertimento, bar di quartiere sono più cool di cattedrali storiche del ritrovo da vetrina. Un ambiente “familiare” è stimolante e allo stesso tempo ha perso quel tratto banale che aveva nei 90’s. In provincia ho notato voglia di avere un proprio stile molto più che a Milano ad esempio, dove sempre più vedo l’adeguarsi al leader come uno stile di vita imprescindibile. La moda uomo, che da sempre considero più interessante socialmente di quella femminile, propone persone vere, vestite di blu, senza fronzoli di carattere esibizionista. Una sorta di testamento del vorrei ma non posso, dove la carenza di una personalità bizzarra e alternativa non è più comprabile con uno stile di vita ma è curabile con lo spirito, la personalità, la voglia di guardarsi dentro, accettarsi ed esprimersi per quello che si è. Il concetto del “pane e salame” contrapposto a quello dell’ internazionalismo, ad esempio, ha creato il fenomeno più interessante del precariato europeo: Il nomadismo intelligente. I ragazzi di una certa cultura capiscono l’importanza di attraversare i confini, maneggiare lingue, regalarsi esperienza e crearsi un portafoglio europeo fatto di reti sociali, economiche e culturali. Questa figura reagisce bene e con intelligenza alla mancata opportunità di lavoro, vedendo la chimera dello stage come un punto di partenza in movimento e non un’illusione di posto fisso. La provincia è il senso del piccolo, è la patria dell’arte contemporanea(Rovereto è il nostro Moma) e il luogo dove si apprezzano giacche in piè de coque fatte secondo i canoni tradizionali dell’olio di gomito.

citt

La provincia è sempre stata la colonna portante dell’Italia del campanile. Negli ultimi anni la sua forza era andata svanendo davanti al sogno metropolitano del verticale senso di onnipotenza. Ora ritorna, tra la decadenza delle frasi fatte della città, basate su i termini “flessibilità, stress, verifica, capo e aperitivo”, a favore di “tradizione, stile, famiglia, vino, low cost e trattoria”. Rimane New York, rimangono gli Strokes e la loro coolness musicale modaiola, rimane lo sciopero dei mezzi in una Manhattan chiacchierata per giorni in tutto il mondo, rimane Vicenza, Lecce, Catania, Brescia, Livorno e Bergamo, rimane Torino che è la grande città che più ha voluto crescere su i tipici canoni dell’understatement provinciale ed è quella che meglio ci è riuscita. Rimane un senso di voglia di fare, qui a Milano, che sembra già che qualcuno l’abbia fatto. Nel suo capannone in provincia. Pausa pranzo: pane, salame e gazzosa.