"Sarah Felberbaum"
È Sarah, con l'acca finale. Non per colpa di genitori esterofili, sono semplicemente stranieri. Padre ebreo americano, madre inglese, si sono incontrati a Ginevra e poi sono finiti a Roma. E la loro Sarah, nata a Londra nel 1980, è finita a Rivombrosa, parte seconda. Era Agnese Ristori, La figlia di Elisa, del titolo della fiction Tv. È lì che l'avete già vista. O forse anche nel programma Top of thePops o in una pubblicità di telefonini. Ma potreste averne anche intercettato il nome come autrice di un libro pubblicato da Marsilio nel 2004: Baby Voglie, recensito come un romanzo sentimentale, ma non ovvio, né brutto. Ha anche vinto il Premio Cortina. L'autrice-attrice, Sarah Felberbaum, è un tipino curioso. Viso d'angelo, neanche uno spigolo, pelle splendente, è perfetta per le telecamere. Poi però, a parlarci, non ricorda per niente le divette della Tv moderna. Oltre ad aver scritto il romanzo, ha esposto anche foto scattate da lei in una mostra. Ora, il 17 e il 18 febbraio su Raiuno, è riapparsa nel film Tv Caravaggio con Alessio Boni (regia di Angelo Longoni, direzione della fotografìa di Vittorio Storaro). La messa in onda è stata rimandata più volte, ma è arrivato il momento e abbiamo visto Sarah nei panni di Lena, donna e musa del pittore, una parte che già fu di Tilda Swinton nel Caravaggio di Derek jarman, nel lontano 1986.

Lei ha un curriculum da «fenomeno»: è molto raccomandata o è un genio?
«Raccomandata, no di sicuro. Un genio, non credo proprio, però sono eclettica, mi piace fare cose diverse e non ho paura che la gente mi critichi o mi trovi bizzarra per questo».
Le riescono tutte bene?
«Non sta a me giudicare. Scelgo solo le cose che mi sento di fare. Ho iniziato come modella a 17 anni, era così divertente e facile. Troppo facile. Così, sono arrivate le pubblicità e la televisione. Ma, anche lì, a un certo punto, non mi ci sono trovata bene. Fare la conduttrice non mi piaceva, ero a disagio, non mi sentivo io».
Si è mai ribellata, chiedendo più spazio, più qualità?
«Mai. Grande disciplina, però ero infelice».
Si teneva tutto dentro.
«A 22 anni mi è venuta l'ulcera».
Possibile?
«E che ulcera. Così, quando ho finito Uno mattina. Estate... ».
Il punto più basso?
«L'ha detto lei, non io. Per carità, con tutto il rispetto, ma non faceva per me».
È vero che si è pentita di aver posato per delle foto osé?
«No, non ho mai detto di essermi pentita. Ammetto che mi imbarazza pensarci, ogni tanto. Le faccio un esempio: mia sorella lavora con gli studenti, organizza i viaggi studio Erasmus. Ne ho conosciuti alcuni e so bene che, quando dico che faccio l'attrice, loro corrono su Google e la prima cosa che trovano sono proprio quelle foto. Poi, se mi rivedono, mi guardano con certi sorrisini... Pazienza».
E come ha vissuto la popolarità della «figlia di Rivombrosa»?
«L'apice è stato a dicembre. Volo low cost per Amsterdam, pieno di giovanissimi. Io avevo pianto, per una lite stupida con mia sorella. Avevo gli occhi gonfi, sembravo una rana. Sull'aereo comincia una baraonda, tutti che urlano: "Agnese, Agnese!". Ho fatto finta di niente, nascosta dietro agli occhiali. Avrei voluto sparire».
Poteva salutarli, almeno.
«Sì, con la manina, come la regina Elisabetta? Per favore!».
Non è che è un po' presuntuosa?
«Forse sono un po' snob. Anche se lo sono molto meno di quello che gli altri pensano. Per esempio, io giro sempre con un libro nella borsa, e, appena c'è un minuto di pausa o di attesa, leggo. Lo faccio perché, altrimenti, mi sembra di perdere tempo e perché adoro leggere. So per certo che negli studi televisivi alcune persone sussurravano che mi portassi in giro un libro per darmi un tono, per pura spocchia».
Ambientino simpatico...
«Appunto. Comunque, ho mollato la Tv, sono andata in analisi e mi sono messa a studiare recitazione. Mi sono fatta distruggere e poi ricostruire».

Che detriti ha lasciato tutto questo dentro di lei?
«Tanta rabbia. Non ero arrabbiata contro qualcuno in particolare, se sta pensando alla mia famiglia, non ho problemi: siamo una specie di Mulino Bianco. Però ero arrabbiata, una rabbia enorme che mi dominava».
Qualcuno ne avrà fatto le spese, oltre a Unomattina...
«La relazione con il mio ex fidanzato. Quando si sta male, ci si sfoga sulle persone più vicine».
Chi è lui?
«Lavora alla radio, ha un gruppo musicale, scrive su un settimanale che lei certamente conosce...».
Ho capito: è Matteo Maffiicci degli Zero Assoluto. Lei ha partecipato anche ad alcuni dei loro video. Ma chi ha lasciato chi?
«Non io. Comunque è complicato da spiegare».
Da più di due anni, però, lei ha un nuovo compagno, Marco Saloni, produttore di videoclip.
«Sì, abbiamo messo su casa insieme».
Per curiosità, sa se anche Maffiicci si è rifidanzato?
(Ride). «Non mi pare...».
Vuoi dire che c'è un cuore spezzato che gira per le strade di Roma?
(Ride ancora).«lo non voglio dire niente».
Mi spiega come aveva fatto a farsi pubblicare il libro, Baby Vogue?
«Ammetto di avere approfittato della mia condizione di conduttrice, allora, di Top of the Pops. In tutte le interviste che rilasciavo dicevo che avevo scritto un libro e che cercavo un editore, finché qualcuno di Marsilio mi ha telefonato...».
Ho letto in un blog, il post di un navigatore che definiva il suo libro l'«anti-Moccia».
«Davvero? Non mi dispiace questa cosa. Comunque, sa che Matteo (Maffucci) lo conosce bene, Moccia? E io sono terrorizzata che prima o poi la nostra storia finisca in uno dei suoi romanzi...».
Lo anticipi, scrivendola lei! O pensa di non scrivere più?
«No, anzi, proprio in questo periodo, ho ripreso. È un momento delicato, di indecisione tra la recitazione e la scrittura. Ho rifiutato dei lavori sia al cinema che in tivù, però non smetto di andare a provini e colloqui. Ne ho uno proprio oggi pomeriggio qui a Milano e poi un altro, tra qualche giorno, a Parigi».
Ansia?
«Per i provini ne ho sempre, almeno un po'».
C'è il rischio che le torni l'ulcera?
«No, quella se n'è andata. Un piatto come questo che sto mangiando ora non avrei potuto toccarlo».
Ma è un innocuo carpaccio con i carciofi!
«Stavo tanto male, mi creda. Ma, per fortuna, è storia vecchia».
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