"Non ho capito la vita"

Intervista di Gabriele Romagnoli per GQ

New York, Park Avenue, si spengono le luci, eppure sono le nove del mattino. Un ronzio nella cabina del proiezionista, e sullo schermo della saletta vellutata, davanti a sette poltrone girevoli, inzia a scorrere Sogni e delitti, l'ultimo film di Woody Allen. Compone e chiude una trilogia, con Crimini e misfatti e Match point. torna sui temi del delitto senza castigo, dell'assenza di giustizia umana o divina, della necessità di giudicare noi stessi per non farla franca, per non farla sporca. Quando le luci si riaccendono, nella stanza in cui ero entrato da solo è apparso un omino fragile e gentile, che muove tanto le mani mentre parla, sorride e dice di getto frasi che ai più richiedono lunga gestazione: Woody Allen.

Mister Allen, non voglio fare Freud, ma sta forse cercando di confessare un delitto?
«Nooo. È che nei film di Hollywood tutto è sempre chiaro: c'è un colpevole e alla fine viene scoperto e arrestato. La vita reale è più complessa. Molti commettono delitti, qualcuno ha una coscienza, qualcun altro no. Se aver fatto del male non ti preoccupa vai avanti, un sacco di gente lo fa: nella politica, nella religione, nel condominio in cui abita. Semplicemente, c'è chi riesce a farlo e chi no».

Lei a quale gruppo appartiene?
«Sto nel mezzo. Sono morale, ma codardo. Ho paura di essere preso».

Se non ci fosse la legge, delinquerebbe?
«Come i più, ho bisogno di un deterrente. Vede, lei chiama il fabbro e fa mettere un lucchetto alla porta. Se gli altri sono morali, non serve. Se sono immorali, non serve comunque, tanto lo rompono. Per le vie di mezzo, come me, come la maggioranza, è utile».

woody allen

In Olanda ci sono città senza semafori e segnaletica e gli incidenti stradali diminuiscono, che cos'hanno di
speciale gli olandesi?

«Se il tuo Paese ha senso di responsabilità, te lo trasmette».

L'America di oggi ne è capace?
«L'America è grande e variegata. Ho un amico nel Nebraska che non chiude mai la porta a chiave. A New York ti portano via anche la spazzatura. Poi succede che uno del Nebraska si alza una mattina a va
a fare una strage nel mali, ma quella è un'eccezione. Il difetto dell'America di oggi sa qual è? È ipocrita, professa una fede in cui non crede».

L'America o chi la governa?
«I leader sono lo specchio del Paese. Questa di Bush jr. è la peggiore amministrazione della storia. La gente è stata ingannata ripetutamente, ma non reagisce. Va avanti per inerzia. Inerzia è la parola chiave. La gente pensa ad altro, si fa la propria vita, accetta compromessi».

Perché, lei no?
«Anch'io, anch'io. Mi alzo, leggo il giornale, mi indigno, poi una voce urla: "I bambini devono lavarsi i denti! Poi tocca a te portarli a scuola". E dietro le incombenze quotidiane scompare la sofferenza del mondo».

Si sente colpevole?
«Come molti. Ma c'è un abisso tra sentirsi qualcosa e fare qualcosa».

Lei che cosa fa?
«Dico le cose che penso, mi batto per leader più decenti di quelli che abbiamo. Dopodiché, vado nel Darfur? No, lo ammetto».

Ma, alla fine, doversi occupare dei denti dei figli e non della sofferenza del mondo non è una maniera per sopravvivere?
«Sì. Viviamo in un'epoca fondata sulla distrazione, per questo si strapagano i personaggi dello spettacolo e dello sport. Ne abbiamo bisogno. Ci servono esistenze rovinose e diversivi. Perché se la vita ci va bene la sconvolgiamo, ci inventiamo i problemi».

Per masochismo?
«No, anzi: per evitare di fronteggiare la realtà, che è brutale e deprimente. Perché dovrei farlo? Preferisco pensare a cose triviali, come la prossima partita della mia squadra di basket, il finale del mio prossimo film. Tutto, piuttosto che la vita, il tempo, il senso dell'umanità su questo pianeta».

woody allen

Se la musica si fermasse, il mondo collasserebbe?
«Oh, certo, ma questo non l'ho scoperto io. E allora andiamo avanti, continuiamo a creare bisogni basati su false premesse, su fantasie. Viviamo in un'area di fiction, perché in quella della realtà non siamo capaci. Io non lo sono. Posso migliorare un film, o la mia tecnica col clarinetto, ma la vita è un problema insolubile. Ho settantadue anni, non ce l'ho fatta finora e non ce la farò più».

Com'è invecchiare?
«Pessimo, non creda alle scemenze degli anni dorati. O alla fesseria per cui si diventa più saggi. Sì, si ha qualche informazione in più, qualche molecola di buonsenso, ma io sono lo stesso di quando avevo sedici anni. Cos'ho imparato? Che è meglio non mettersi con una ragazza bella ma pazza. Anche se a volte poi lo si fa ugualmente...».

Legge Philip Roth?
«Lo adoro, ma gli ultimi non ce l'ho fatta a prenderli in mano».

Tipo Exit Ghost uomo di successo settantenne si innnamora di bella trentenne e la prostata rende tutto patetico...
«Ecco».

Confida nella scienza?
«È il solo ramo che fa progressi. Dicono: non datutte le risposte. Be', magari un giorno lo farà. Forse spiegherà tutto».

Non fa paura? Non è più rassicurante crogiolarsi nel: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo...?
«Dipende dalle risposte. Per ora, più la scienza scopre, più il quadro si oscura. I fisici ci stanno dicendo che l'universo è destinato a sparire e non resterà niente. Niente di Beethoven, niente di Da Vinci. Magari fra cent'anni scopriranno che invece arriva un nuovo universo, migliore, dove la gente ha la coscienza in mano. Io credo nella scienza, ma la gente preferisce affidarsi a ipotesi più romantiche».

O piuttosto alla religione?
«Anche, rinunciando alla libertà di scelta».

woody allen

È sicuro che chi lo fa non sia più felice di lei, o di me?
«Chi ci crede davvero è fortunato. Ha un dono che io non posso avere: è incompatibile con il mio buonsenso. Ho un amico religioso che mi dice sempre: se sto sbagliando, pazienza, tanto vivo serenamente. Se poi ho ragione: bingo!»,

Ma non cerca di convertirla?
«Ecco, quello non lo sopporterei. Un conto è chi crede per conto proprio, ma le religioni organizzate sono come la mafia, gestiscono potere, impongono condotte, pretendono soldi, come fossero un racket».

Si è mai chiesto perché se uno dice di credere nei troll che abitano i boschi chiamiamo la neurodeliri, se invece professa la fede in un dio che è padre e figlio e uno spirito santo a forma di colombo lo rispettiamo?
«Il cristianesimo ha avuto romanzieri migliori dei troll. Io rispetto chi crede, non le cose in cui crede».

Esclude conversioni sul letto di morte?
«Se rimango lucido e non ho attacchi di panico, sì, benché sia un codardo. Che cosa ne ricaverei?».

Un posto più comodo nella vita eterna. O no?
«Dopo la vita c'è uno schermo nero, sonno, anestesia».

Ha 72 anni, che cosa si aspetta ancora?
«Longevità, anzitutto. Mio padre è morto a cent'anni e un mese, mia madre a 95».

C'era uno spot in cui lei diceva: "La scienza ha prolungato la vita media fino a centotrent'ann... Oddio, quanti divorzi dovrò ancora fare?". Insomma, non ha già visto tutto?
«Sopravvivere non è una scelta intellettuale, decide il sangue, segue il suo corso».

Rifarebbe tutto daccapo?
«Io non lo so, il mio sangue sì».

Ha avuto la vita che si meritava?
«Sì, È stata il risultato delle mie scelte. Ho fatto la mia parte di cose orribili, ma non ho fatto troppo male».

Qualcuno che le è stato vicino potrebbe contraddirla.
«Questione di opinioni, non sappiamo mai come è andata veramente la vita di un altro, solo lui lo sa».

In Crimini e misfatti c'era l'occhio di Dio, che guardava e poi si chiudeva...
«C'era per il personaggio che ci credeva. No, non c'è un potere più alto che ci giudica, lo facciamo da soli. Qualcuno si condanna, qualcuno si assolve, qualcuno si ammazza, qualcuno va avanti come niente fosse. Così è il mondo. Ci sono giudici migliori e persone con cui è meglio non trovarsi sulla scialuppa di salvataggio».

Con lei, per esempio?
«No, io sono cooperativo, non mi approfitto degli altri...»

woody allen
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Quindi si salva e aiuta a salvare...
«Direi di sì. Ma è facile parlare dell'Olocausto in salotto. Bisogna vedere quando ci si trova, nella scialuppa di salvataggio o nella baracca nel lager».

Secondo lei la notte, prima di addormentarsi, Bush pensa di essere nel giusto?
«Sì, ne sono quasi sicuro. È ottuso, ma non cinico. È in un posto che non gli compete, ma in fondo lo sa. E crede di aver agito per qualche interesse superiore, che non esiste».

Lui si assolve, l'America inerte non lo condanna, lei legge il giornale e poi porta i figli a scuola. Chi ci vendicherà dei tiranni e degli ottusi? La storia? A che servirà?
«Si scriveranno libri, i più affermeranno che questa è stata un'amministrazione vergognosa, la vita andrà avanti, cambieremo presidente. La vita è triste e crudele. Ognuno combatte per tirare avanti, non ha tempo per le grandi questioni. Si accetta quel che accade: la Borsa va giù, la Borsa va su. Si reagisce solo se colpiti direttamente; il Vietnam lasciava il segno perché si era chiamati alle armi, ora partono i volontari e se tuo figlio non muore non ti rendi conto».

Nel suo film si dice che "la violenza è naturale"...
«Il nostro universo nasce da un'esplosione, la natura è predatoria».

Che cosa l'ha resa, allora, non violento e morale?
«L'educazione. E il fisico scarso. E la codardia. E aver capito che la violenza è un rimedio estremo. Avere un'etica è un buon affare. Alla fine, si vive meglio così che senza coscienza».